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Legge italiana sull'intelligenza artificiale: cosa cambia per imprese e professionisti

, 7 min di lettura, Alpocode

Legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale: informativa ai lavoratori, obblighi dei professionisti, deepfake, rapporto con l'AI Act e cosa fare.

La legge italiana sull'intelligenza artificiale è la legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025. Si affianca all'AI Act europeo senza sostituirlo e, per imprese e professionisti, introduce soprattutto due obblighi di informazione: il datore di lavoro deve informare i lavoratori quando usa l'AI nella gestione del rapporto di lavoro, e il professionista deve dire al cliente se e come usa l'AI nel suo incarico. Vediamo cosa prevede, a chi si applica e cosa fare in pratica.

Cosa prevede la legge 132/2025, in sintesi

È una legge di 28 articoli, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025. In parte detta regole subito applicabili, in parte delega il Governo a scrivere decreti attuativi, quindi alcuni aspetti saranno precisati nei prossimi mesi.

TemaCosa diceChi riguarda
Principi generaliuso dell'AI trasparente, sicuro, con controllo umano e nel rispetto dei dati personalitutti
Lavoroinformativa ai lavoratori quando l'AI incide sul rapporto di lavorodatori di lavoro e committenti
Professioni intellettualiAI solo come supporto, informativa al clientecommercialisti, avvocati, ingegneri, consulenti
Minorisotto i 14 anni serve il consenso dei genitori per usare sistemi di AIchi offre servizi al pubblico
Diritto d'autoretutelate le opere create con l'aiuto dell'AI solo se c'è un contributo creativo umanochi produce contenuti
Reatinuovo reato di diffusione illecita di contenuti falsificati con l'AI (deepfake)tutti
AutoritàAgID e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale come autorità nazionali per l'AIsistema pubblico

Lavoro: l'informativa ai dipendenti

È l'obbligo che riguarda più aziende. Se usate l'AI per ottenere indicazioni su assunzioni, assegnazione di mansioni, gestione o cessazione del rapporto, oppure per sorvegliare o valutare il lavoro delle persone, dovete informare per iscritto i lavoratori, secondo le regole già previste dal decreto legislativo 152/1997 sui sistemi automatizzati.

In pratica:

  • cosa va detto: quali sistemi usate, per quali decisioni, con quali dati, che logica seguono a grandi linee e chi controlla il risultato;
  • quando: prima di iniziare a usarli, o all'assunzione per i nuovi rapporti; per i rapporti già in corso, appena l'obbligo è scattato;
  • a chi: ai lavoratori interessati e, per iscritto, anche alle rappresentanze sindacali in azienda, se ci sono.

Non rientrano qui gli usi che non incidono sulle persone: un sistema che legge le fatture dei fornitori o risponde ai clienti sul sito non è uno strumento di gestione del personale. Rientrano invece, per esempio, un software che ordina i curriculum, che assegna i turni o che misura le prestazioni dei dipendenti.

Professionisti: l'AI come supporto, e il cliente va informato

Per le professioni intellettuali la legge fissa due regole:

  1. l'AI può servire solo per attività strumentali e di supporto: il lavoro intellettuale, cioè il giudizio professionale, deve restare prevalente e del professionista;
  2. il cliente va informato, con un linguaggio chiaro, su quali strumenti di AI vengono usati nell'incarico.

Per uno studio professionale la cosa più semplice è aggiungere una clausola alla lettera d'incarico o al mandato, e tenere un elenco aggiornato degli strumenti usati. Le idee su come usare l'AI in uno studio senza toccare il giudizio professionale sono nella pagina sull'intelligenza artificiale per studi professionali.

Il rapporto con l'AI Act

La legge italiana va letta insieme al regolamento europeo e non può contraddirlo. L'AI Act classifica i sistemi per rischio e detta gli obblighi principali: divieti, trasparenza, formazione, regole per l'alto rischio. La legge italiana aggiunge regole su temi che il regolamento lascia agli Stati, come lavoro, professioni, minori, diritto d'autore e reati.

Due esempi di come si sommano:

  • un sistema che seleziona i curriculum è ad alto rischio per l'AI Act, con obblighi dal 2 dicembre 2027, ma per la legge italiana richiede già oggi l'informativa ai lavoratori;
  • un assistente in chat sul sito deve dichiararsi automatico per l'AI Act dal 2 agosto 2026, mentre la legge italiana non aggiunge obblighi specifici, salvo i principi generali e la tutela dei minori.

Deepfake e responsabilità dell'azienda

La legge introduce nel codice penale il reato di diffusione illecita di contenuti generati o alterati con l'AI: chi diffonde senza consenso immagini, video o audio falsi, capaci di ingannare e che danneggiano una persona, rischia da uno a cinque anni di reclusione. Prevede anche pene più severe per alcuni reati commessi usando l'AI.

Per un'azienda il consiglio pratico è doppio: non usare mai l'immagine o la voce di persone reali in contenuti generati senza il loro consenso scritto, e, se avete un modello organizzativo 231, chiedere al consulente se va aggiornato.

Cosa fare in pratica

  1. Fate l'elenco degli strumenti di AI che usate, e segnate quelli che toccano dipendenti o clienti.
  2. Se usate l'AI su temi di personale, preparate l'informativa scritta per i lavoratori, con il consulente del lavoro.
  3. Se siete professionisti, aggiornate la lettera d'incarico con l'informativa sull'uso dell'AI.
  4. Scrivete una policy interna su quali strumenti si usano e con quali dati.
  5. Formate chi usa l'AI: è richiesto anche dall'AI Act, e una formazione breve e documentata è spesso sufficiente.
  6. Tenete d'occhio i decreti attuativi, che preciseranno alcuni punti.

Domande frequenti

La legge 132/2025 vale anche per le piccole aziende? Sì, non ci sono soglie di dimensione. Per la maggior parte delle PMI però gli obblighi concreti si riducono all'informativa ai lavoratori, se l'AI incide sulla gestione del personale, e alle buone regole d'uso.

Usare un assistente AI per scrivere email mi obbliga a informare i dipendenti? Di norma no: l'obbligo riguarda l'AI usata per decisioni sul rapporto di lavoro o per sorvegliare e valutare le persone, non gli strumenti di produttività. Nei casi dubbi conviene chiedere al consulente del lavoro.

Chi controlla il rispetto della legge? Per l'AI le autorità nazionali designate sono AgID e l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Per i dati personali resta competente il Garante privacy, e per i rapporti di lavoro valgono i controlli già previsti.

Questa guida è una sintesi divulgativa, non un parere legale: il testo di riferimento è quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e per i casi concreti conviene sentire il proprio consulente. Se state introducendo l'AI in azienda e volete farlo in ordine, guardate le automazioni AI per le PMI oppure scriveteci.

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